Disturbo da deficit dell'attenzione ed iperattività

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Disturbo da deficit dell'attenzione ed iperattività

  la sindrome metabolicaIl disturbo da deficit dell'attenzione ed iperattività (definito anche DDAI in italiano o anche ADHD in inglese, da Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è uno tra i più comuni disturbi neuro-comportamentali.

Interessa il bambino fin dai primi mesi di vita e si manifesta generalmente con due classi di sintomi: un livello elevato di disattenzione e comportamenti caratterizzati da iperattività ed impulsività, che possono essere presenti in proporzione variabile.

Si tratta di una condizione potenzialmente cronica con la comparsa di sintomi e problematiche che vanno a colpire diversi aspetti della vita di tutti i giorni. Nonostante venga usato il termine “disturbo”, va precisato che buona parte di questi bambini, grazie a tempestivi interventi educativi, riesce ad avere una vita scolastica e sociale adeguata.

Studi epidemiologici indicano che il problema da deficit dell’attenzione interessa 3-4% dei bambini italiani e che la prevalenza tra i maschi è tre volte più alta che nelle femmine.

Sintomatologia

I soggetti affetti da questo disturbo presentano un’evidente difficoltà a rimanere attenti per un periodo di tempo sufficientemente prolungato, non riescono a seguire le istruzioni fornite, si fanno distrarre molto facilmente dai compagni e raramente riescono a completare un compito in modo ordinato. I bambini con iperattività giocano in modo rumoroso con scarso controllo dell’intensità della voce, appaiono agitati e mostrano difficoltà a rimanere fermi.

Cause

L’ADHD è un disturbo neurobiologico, dovuto alla disfunzione di alcune aree del cervello ed allo squilibrio di alcuni neurotrasmettitori (come la noradrenalina e dopamina), responsabili del controllo di attività cerebrali come l’attenzione e il movimento.

Le cause non sono del tutto chiare, tuttavia l’ipotesi attualmente più accreditata suggerisce che l’ADHD sia il risultato di fattori genetici e ambientali. Si è inoltre riscontrato che i fratelli o i figli di soggetti con ADHD hanno una probabilità maggiore di sviluppare la sindrome. Si è quindi evidenziata una predisposizione ereditaria (circa il 75% dei casi).

Diagnosi

Molte persone tentano l’autodiagnosi usando test o elenchi di sintomi letti su Internet. Tuttavia la diagnosi di ADHD deve essere effettuata da esperti, quali psicologi o neuropsichiatri infantili, che effettuano un’anamnesi personale del bambino e della sua famiglia e svolgono un’attenta osservazione del suo comportamento.

Occorre tuttavia tenere sempre presente che per poter fare una diagnosi certa i sintomi nel bambino devono manifestarsi in almeno due contesti di vita tra loro diversi (ad esempio casa e scuola), che siano presenti da almeno sei mesi e che i tratti comportamentali si discostino da quelli degli altri bambini nelle stesse condizioni e della stessa età.

Trattamento

Il trattamento dell’ADHD prevede un intervento multimodale in grado di combinare interventi di tipo farmacologico, psico-educativo e psicoterapeutico. Infatti, affinché vi siano miglioramenti durevoli è fondamentale affiancare al trattamento farmacologico un percorso combinato di strategie cognitive e comportamentali che aiutino il bambino, genitori e insegnanti a raggiungere una piena comprensione del problema e nella gestione dei comportamenti problematici presenti.