Sindrome dell’intestino irritabile, nuovi probiotici “mirati” sia sui sintomi sia sulle cause

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Sindrome dell’intestino irritabile, nuovi probiotici “mirati” sia sui sintomi sia sulle cause

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Il ruolo del microbiota intestinale è essenziale per il mantenimento del nostro equilibrio, sia fisico sia mentale.

La conferma arriva dagli studi più recenti, che dimostrano che la superficie dell’intestino è neurologicamente connessa con i centri cerebrali superiori: a questi inviamo segnali di anomalie anatomiche e funzionali, quali alterazioni della barriera intestinale o del microambiente. A sua volta il cervello provoca disturbi che aggravano lo stato della mucosa intestinale e che, successivamente, innescano un meccanismo cronico che porta alla sindrome dell’intestino irritabile (IBS). Il disturbo si manifesta con macro sintomi (dolore addominale, stipsi e diarrea), ma può essere tenuto sotto controllo con la micro azione dei probiotici, mirati a contrastare ciascuna manifestazione clinica.

A sostenerlo seriamente è PiLeJe, il gruppo francese leader nel settore dei probiotici come Lactibiane Reference, l’integratore più venduto in Francia nelle farmacie e da pochi mesi disponibile anche in Italia, e tra i pochi probiotici a vantare un rigoroso studio sull’uomo nel trattamento dell’IBS-C (IBS con prevalenza di costipazione).
«L’IBS – spiega Vincenzo Stanghellini, ordinario del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna – è un problema di microbiota e di barriera intestinale, ma anche di violenze infantili, sedentarietà e fragilità psichica. Un problema che riguarda in prevalenza persone under 50 di sesso femminile che hanno una storia, soprattutto in età infantile, di gastroenteriti che hanno probabilmente danneggiato (in parte irreversibilmente) la barriera intestinale, quel sottile ma cruciale strato di cellule, muco e microbiota intestinale che separa il lume intestinale dal resto dell’organismo».

«In passato l’IBS era erroneamente identificato con un vago disturbo intestinale legato allo stress –conferma il gastroenterologo Giovanni Barbara, docente associato al Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna. «In realtà è una malattia che riconosce specifici meccanismi patogenetici e un inquadramento clinico ben preciso. Il settore anatomico cruciale per questa malattia è la barriera intestinale, costituita da cellule affiancate che devono far passare i nutrienti, ma allo stesso tempo deve impedire il passaggio di agenti nocivi e microrganismi, quindi deve funzionare selettivamente. Quando questo non avviene, si verificano alterazioni che provocano uno stato infiammatorio locale. Questa malattia, pertanto, ha una chiara dimostrazione microscopica, ma si accompagna a sintomi macroscopici, di grande impatto e disturbo su chi ne soffre. La “micro” azione dei probiotici, quindi, è in grado di prevenire e riparare questo danno alla barriera».

«Anche se non è possibile individuare oggi la composizione ideale del microbiota intestinale di una persona sana (la cosiddetta eubiosi), si sa che molti sono i fattori e le circostanze capaci di alterare il profilo microbico, inducendo una disbiosi cronica» aggiunge Antonio Gasbarrini, ordinario della Facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. «Questa si esprime con segni e sintomi di malattia come l’IBS, che viene di solito curata intervenendo sui sintomi, ma ignorando del tutto lo stato del microbiota».
È necessario invece intervenire innanzitutto direttamente sulla disbiosi, avverte l’esperto, con l’integrazione di prebiotici, cioè sostanze utilizzate elettivamente dalla flora intestinale, che ne risulta modificata, o probiotici mirati sullo specifico disturbo, possibilmente personalizzati, vera novità per il trattamento della sindrome dell’intestino irritabile.

«Nell’ambito degli interventi non farmacologici per l’IBS, l’utilizzo dei probiotici è raccomandato dalle linee guida internazionali grazie all’azione mirata e clinicamente dimostrata di specifici ceppi sui sintomi» sottolinea Angèle Guilbot, scientific manager PiLeJe. «In particolare per l’IBS-C, caratterizzata da costipazione predominante, è disponibile un probiotico a base di 4 ceppi specifici – Lactibiane Reference – mentre per l’IBS-D (con diarrea predominante), viene proposto Lactibiane Tolerance, con 5 ceppi probiotici specifici».