Leishmaniosi, prevenzione fondamentale perché non esiste luogo a rischio zero

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Leishmaniosi, prevenzione fondamentale perché non esiste luogo a rischio zero

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Trentino Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Piemonte e Valle D'Aosta: sono queste le regioni dove si sono registrati diversi casi di Leishmaniosi

L’infezione trasmessa da un insetto vettore, chiamato flebotomo più piccolo di una zanzara o più comunemente pappataci (popolarmente anche pappataccio), dichiarato ormai endemico anche in città non certo tropicali come Varese e Trento. Purtroppo anche gli ultimi dati raccolti dal Centro di referenza nazionale per le Leishmaniosi (CReNaL) per il Ministero della Salute (riferiti al 2006) lo confermano.

Ma cos’è la Leishmaniosi, come si contrae, come riconoscerla e quali sono i rischi sia per l’animale sia per l’uomo? La Leishmaniosi canina è una malattia causata da un protozoo (Leishmania infantum) che viene trasmesso tramite la puntura del flebotomo. Che sviluppi i sintomi o meno, una volta infettato, il cane rimane per sempre un "serbatoio" del parassita: una volta sviluppata la malattia, questa può essere tenuta sotto controllo, ma non guarisce più. Ma se la patologia non viene adeguatamente trattata, può progredire e diventare molto grave, fino a portare in alcuni casi alla morte del cane. Per questo la prevenzione è fondamentale.

Con l’estate alle porte, per sensibilizzare sul rischio di contagio di Leishmaniosi e come prevenirlo, MSD Animal Health ha lanciato una campagna informativa per promuovere e diffondere la cultura sulle malattie trasmesse da vettori. Presso le farmacie e i veterinari che aderiscono all'iniziativa, sarà possibile trovare informazioni grazie a poster e opuscoli che spiegano la malattia e come prevenirla.

Il periodo estivo, infatti, è considerato particolarmente a rischio a causa dell’aumento delle temperature da un lato e gli spostamenti per le vacanze in zone endemiche dall’altro. È quindi importante parlare della malattia con il proprio veterinario, che valuterà caso per caso la protezione più idonea (per esempio una vaccinazione associata ad antiparassitari esterni che riducono il rischio di puntura) in base al luogo in cui si vive e a quello in cui si andrà in vacanza. E questo, a totale vantaggio del benessere del cane, che così potrà, ad esempio, passeggiare al sicuro anche nelle ore serali in nostra compagnia, dal momento che i flebotomi sono insetti ad attività crepuscolare: questo significa che il rischio di puntura si osserva dal tramonto all’alba.
Per quanto riguarda la protezione meccanica, è bene ricordare che i pappataci sono insetti molto piccoli di appena 2-3 millimetri, ed è quindi consigliabile che le zanzariere e le reti protettive abbiano una maglia molto fitta.

Ma qual è la situazione nel nostro paese? Secondo i dati del CReNaL, nel 2016 su 83.237 campioni analizzati in Italia, ne sono stati trovati 14.490 positivi, con una prevalenza media nazionale di oltre il 17%. Se la si estende ai circa 7 milioni di cani domestici presenti in Italia, si arriva a stimare che possano essere colpiti dall'infezione almeno un milione e 200 mila animali.

La mappatura del nostro paese sulla presenza endemica di Leishmaniosi, in corso dal 2011 ma ancora incompleta, mostra un dato incontrovertibile: la progressiva espansione delle aree interessate, che un tempo erano confinate nelle zone costiere soprattutto nel Centro-Sud. Una delle cause è probabilmente il cambiamento climatico e, in particolare, l'aumento delle temperature medie anche invernali, che consentono alle larve del flebotomo di sopravvivere nel terreno, per poi tornare a completare il ciclo vitale quando le temperature sono più miti (maggio-ottobre).

«Non disponiamo ancora di ricerche che correlino in modo certo la diffusione dei flebotomi al cambiamento climatico, ma è vero che la Leishmaniosi si sta diffondendo su tutto il nostro territorio, ben oltre i confini delle zone endemiche individuate in precedenza» avverte Fabrizio Vitale, responsabile CReNaL e direttore Area Biologia Molecolare presso l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia A. Mirri. «I fattori che ne influenzano la presenza sono tanti: tra questi gli ambienti umidi e caldi, anche nelle campagne a ridosso delle grandi città, sono particolarmente adatti alla loro proliferazione. Molto dipende quindi dal microclima e dal microhabitat, ma possiamo dire che, allo stato dell'arte, sono ormai pochi i luoghi in Italia in cui i cani possono essere completamente al sicuro dalla Leishmaniosi. In Italia si registra una delle prevalenze più alte dell'Europa del Sud».