Dolore cronico, farmaci più efficaci se il regime alimentare è tenuto sotto controllo

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Dolore cronico, farmaci più efficaci se il regime alimentare è tenuto sotto controllo

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Sarà commercializzato a breve anche in Europa il nuovo vaccino antinfluenzale quadrivalente prodotto su colture cellulari (QIVc), con l’obiettivo di ampliare le opzioni disponibili per prevenire il rilevante tasso di ricoveri e di decessi correlati all’influenza che si registra ogni anno in quest’area geografica.

Un regime alimentare controllato, con pochissime calorie, per periodi intermittenti potrebbe essere utile a combattere il dolore cronico di tipo neuropatico. A sostenerlo è il gruppo di ricerca coordinato da Sabatino Maione, ordinario di Farmacologia dell'Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, che in uno studio pubblicato su The FASEB Journal ha identificato un nuovo recettore con forte potere analgesico in condizioni di neuropatia periferica come sciatalgie, nevralgie, dolori provocati da ernie, ecc.

La ricerca è stata condotta su topi da laboratorio e rappresenta una prima evidenza del coinvolgimento del recettore HCAR2 nella fisiopatologia del dolore neuropatico. I risultati - osservano i ricercatori - potrebbero aprire nuove strade per il trattamento di questa patologia cronico-degenerativa, che vede combinare la farmacologia con regimi alimentari condizionati quali il digiuno o la stessa dieta chetogenica.

«Ad oggi – afferma Maione – la patologia neuropatica viene trattata con farmaci antidepressivi, anticonvulsivanti e terapie di supporto psico-cognitivo, poiché non risponde alla maggior parte dei classici farmaci analgesici».

«Sui topi si parla di 2 giorni di digiuno – spiega Livio Luongo, uno degli autori dello studio – che nell'uomo corrisponderebbero a circa 4-5 giorni di digiuno. Il recettore HCAR2 riduce significativamente le alterazioni della soglia meccanica associate a dolore neuropatico nel modello animale. L’accuratezza del dato è rafforzata dall'utilizzo di topi mancanti di tale recettore, che sono stati ottenuti grazie a una collaborazione con Stefan Offermanns del Dipartimento di farmacologia del Max Planck Institute per la ricerca sul cuore e sul polmone, che ha concesso l'utilizzo di topi transgenici».

«Proprio con i topi abbiamo avuto conferma che il recettore HCAR2 – continua il ricercatore casertano – è stimolato dal beta-idrossi-butirrato (BHB), un chetone (composto organico con un gruppo carbonilico >C=O e 2 radicali idrocarburici, NdR) che viene prodotto in maggiori quantità durante il digiuno prolungato o da una dieta chetogenica. In questo caso il dolore diventa minore, ma anche molto trattabile con i farmaci. Per molte persone, invece, che soffrono di dolore cronico neuropatico, ci sono pochissime opportunità terapeutiche e spesso i pazienti sono refrattari. I risultati raggiunti con questa ricerca ci fanno sperare in una serie di possibili terapie che renderebbero la vita migliore a questa tipologia di pazienti».