Malattia venosa cronica, attenzione ai primi campanelli d’allarme

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Malattia venosa cronica, attenzione ai primi campanelli d’allarme

  insufficienza venosa cronica

«Dolore, gonfiore, bruciore alle gambe e crampi notturni possono essere i primi sintomi legati alla malattia venosa cronica (MVC), la terza patologia più diffusa dopo allergie e ipertensione che affligge 19 milioni di italiani: dal 10 al 50% degli uomini e oltre metà delle donne (50-55%)».

Ad alzare la soglia di attenzione è Pier Luigi Antignani, presidente della Fondazione italiana vascolare (FIV) e presidente onorario della Società italiana di diagnostica vascolare (SIDV). «Solo 1 persona su 3, però, sa di essere malata e segue una corretta terapia farmacologica. A queste prime avvisaglie si accompagnano gonfiore e pesantezza durante il giorno, mentre i primi segni che si notano sulle gambe sono piccoli capillari in vista, di colore rosso o verdastro, di circa 3 mm: non si tratta solo di inestetismi, ma dei primi campanelli d'allarme d’insufficienza venosa».

«Per malattia venosa cronica s’intende ogni anormalità morfologica e funzionale che riguarda il sistema venoso, di lunga durata con sintomi e segni che indicano la necessità di indagini o di cure» aggiunge Leonardo Aluigi, presidente SIDV. Viene distinta dall'insufficienza venosa cronica (IVC), che è invece una fase più avanzata della MVC con alterazioni emodinamiche del sistema venoso, che si manifestano con edemi, alterazioni della pelle e addirittura ulcere nei casi più avanzati».

"Considerando che circa il 20% della popolazione soffre di MVC – precisa Ovidio Brignoli, vicepresidente della Società italiana di medicina generale (SIMG) – le richieste al medico di medicina generale sono numerose e non vanno assolutamente trascurate. Già i primi sintomi vanno presi in considerazione dal medico, che in quel caso può prescrivere alcuni farmaci. Anche l'indicazione di presidi adeguati come l'elastocompressione è fondamentale».

La diagnosi di MVC si raggiunge tramite una valutazione angiologica e con l'ausilio dell'ecocolor-doppler in grado di evidenziare sia un’incontinenza del sistema venoso superficiale sia il diametro della vena. Per prevenire il peggioramento della MVC si consiglia di praticare attività fisica, indossare calze elastiche, evitare l'esposizione al calore eccessivo, limitare l'utilizzo di tacchi alti e ricorrere all'uso di farmaci con evidenze cliniche riconosciute dalle linee guida.

«Nei casi in cui è necessario intervenire, oltre alla terapia farmacologica si ricorre a una tecnica innovativa, la scleromousse – avverte Elia Diaco, angiologo e medico vascolare, esperto in terapia sclerosante, ecocolor-doppler vascolare – una tecnica ambulatoriale con iniezione di un liquido schiumoso che in pochi secondi sclerotizza, in maniera indolore ed irreversibile, tutte le strutture varicose e incontinenti. Questa tecnica nel 80-90% dei casi può efficacemente sostituire la tecnica tradizionale chirurgica di stripping e crossectomia in assenza di rischio chirurgico e anestesia».

Fondamentale nel percorso del paziente con MVC è anche il ruolo del farmacista, primo punto di riferimento sul territorio: «Il farmacista – spiega Daniele Dani, farmacista e consigliere Federfarma – può rispondere alle richieste delle persone consigliando il presidio più adatto in base alle sue esigenze o indirizzarla verso il medico di medicina generale. Una volta che il paziente si è rivolto al proprio medico o allo specialista, il farmacista può fornire validi consigli e supportarlo nel suo percorso di aderenza alla terapia, per fare in modo che non la interrompa improvvisamente».