Artrite reumatoide, promette bene nuova molecola in grado di controllare dolore e fatica

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Artrite reumatoide, promette bene nuova molecola in grado di controllare dolore e fatica

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Sono duri da sconfiggere il dolore e il senso di fatica, due dei più invalidanti sintomi di artrite reumatoide (AR)

Sono duri da sconfiggere il dolore e il senso di fatica, due dei più invalidanti sintomi di artrite reumatoide (AR). Ma all’orizzonte comincia a profilarsi la speranza sottoforma di un nuovo farmaco in grado di inibire due componenti della famiglia delle cosiddette Janus chinasi (JAK 1 e 2), le tirosina chinasi capaci di trasdurre i segnali mediati dalle citochine coinvolte in patologie autoimmuni come l’artrite reumatoide. A sostenerlo è un’analisi dello studio RA-Beam, presentata al Congresso dei reumatologi europei (Eular 2017), sull’efficacia di baricitinib, una piccola molecola innovativa capace di controllare questi due sintomi spesso resistenti ai trattamenti che influiscono pesantemente con le attività quotidiane e lavorative.

«La valutazione dell’impatto del dolore sta assumendo un ruolo sempre più importante nella percezione della gravità della malattia» avverte Luigi Sinigaglia, primario di Reumatologia dell’Istituto Gaetano Pini di Milano. «Secondo un’indagine americana il 68% dei malati non ha neppure un giorno al mese senza dolore e solo un quarto degli intervistati ha confermato che la rigidità articolare mattutina migliorava nelle ore successive, mentre per la maggior parte perdura costantemente».

Offrire una terapia efficace nel corso della vita lavorativa del paziente, continua il reumatologo, significa spesso offrire la possibilità di continuare a inseguire i propri obiettivi. Sino a pochi anni fa il 32-50% dei pazienti perdeva il lavoro entro 10 anni dalla diagnosi; con le terapie attualmente disponibili sono invece in grado di migliorare la capacità lavorativa attenuando il dolore, fino a raggiungere l’obiettivo della remissione.

Ma oltre il lavoro c’è anche l'impatto emotivo a compromettere aspetti fondamentali della vita di relazione: il 40% dei pazienti, per esempio, riporta conseguenze negative sui rapporti di coppia, com’è stato ben evidenziato dall’indagine RA Matters presentata sempre all'Eular 2017, che ha coinvolto oltre 6000 pazienti in 8 paesi diversi. Insomma, restituire anni di vita di qualità e permettere la totale realizzazione sia personale sia professionale delle persone con AR è ormai un obiettivo raggiungibile grazie a farmaci sempre più efficaci sui sintomi più invalidanti.