Sindrome metabolica

 

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Sindrome metabolica

  la sindrome metabolicaCon il termine sindrome metabolica (SM), definiamo la presenza concomitante nell’individuo, di un insieme di fattori di rischio pro-aterogeni caratterizzati da un aumento del tessuto adiposo viscerale

Con il termine sindrome metabolica (SM), definiamo la presenza concomitante nell’individuo, di un insieme di fattori di rischio pro-aterogeni caratterizzati da un aumento del tessuto adiposo viscerale, insulino-resistenza, ridotti livelli di colesterolo HDL, ipertensione arteriosa e ipertrigliceridemia, nell’ambito di uno stato sistemico altamente infiammato. Ad oggi, la SM viene riconosciuta come identità clinica autonoma ed è stato ormai ampiamente dimostrato quanto questa si associ ad un forte incremento del rischio cardiovascolare. Le linee guida dell’Adult Treatment Panel III (ATP III) del National Cholesterol Education Program hanno fatto in modo di caratterizzare nello specifico ciascuno degli eventi patologici che la contraddistinguono, al fine di rendere possibile una definizione clinica e di facilitarne la diagnosi e la prevenzione. La diagnosi può̀ essere posta solo quando sussistono 3 (o più) fattori su 5 tra quelli elencati di seguito:

• Obesità addominale: uomini > 101,6 cm, donne > 88,9 cm
• Trigliceridi: > 150 mg/dl
• Colesterolemia HDL Uomini < 40 mg/dL Donne < 50 mg/Dl
• Pressione arteriosa >= 130/85 mmHg
• Infiammazione: Leucociti e PCR
• Glicemia a digiuno >= 110 mg/dl

L’ATP III identifica, quindi, 6 componenti della sindrome metabolica, che definisce come fattori di rischio “di base”, “maggiori” ed “emergenti”.

• fattori “di base”: obesità, inattività fisica, dieta aterogenica;
• fattori “maggiori”: fumo, ipertensione, elevati livelli di LDL, anamnesi familiare per malattia cardiaca precoce ed invecchiamento;
• fattori “emergenti”: ipertrigliceridemia, aumento delle LDL, insulino-resistenza, intolleranza glicemica, stato proinfiammatorio e protrombotico.

Alla luce di quanto visto sinora, risulta chiaro come tale sindrome sia inevitabilmente associata ad uno stato proinfiammatorio/protrombotico caratterizzato da elevati livelli di proteina C-reattiva, da una possibile disfunzione endoteliale, iperfibrinogenemia, da una aumentata aggregazione piastrinica e elevati livelli di PAI-1.

Una volta eseguita la diagnosi, il medico di medicina generale o lo specialista indicheranno al paziente non soltanto un’adeguata terapia farmacologica, ma anche una profonda correzione di quello che è lo stile di vita del paziente. La cattiva alimentazione, la sedentarietà, il fumo e la tendenza ad avere un ritmo di vita squilibrato, sono infatti elementi chiave nell’insorgenza di questi disturbi.